martedì 19 aprile 2016

Recensione "Ciò che inferno non è" di Alessandro D'Avenia

Ciao a tutti, carissimi Readers!
Come state? Cosa mi raccontate di bello?
Io sabatp ho finalmente finito di leggere "Ciò che inferno non è" di Alessandro D'Avenia edito da Mondadori.

Dico finalmente non perchè non mi sia piaciuto - anzi - solo che il poco tempo dei giorni scorsi e la voglia di leggere, leggere, leggere non riuscivano a trovare un compromesso!
Questa è la terza opera di Alessandro D'Avenia che dopo Bianca come il latte, rossa come il sangue e Cose che nessuno sa si è cimentato in un'impresa delicata, riuscendo a tirar fuori il meglio di se.
Un libro da cui speravo di ricevere molto e che mi ha lasciato anche più di quello che immaginavo.

Trama

Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l'estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. È l'intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, 'u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello dettato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa... Con l'emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D'Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino.
  
Recensione

Quando comincio a leggere un libro che ha come base una storia vera, o che comunque attinge molto dalla realtà, il mio cuore parte sempre corazzato, perchè so già che soffrirò.
E quando so che sto per iniziare un libro scritto da una persona che ritengo un poeta con le parole, allora oltre che alla corazza mi armo di elmetto.
Questo romanzo è riuscito ad oltrepassare la corazza ed arrivare dritto al cuore.
Come una lama affilata lo ha trafitto da parte a parte, senza via di scampo.
Forse perchè si parla della Sicilia una terra davvero fantastica che io amo o forse perchè si parla di sofferenza, di rassegnazione, ma anche di lotta interiore e di amore.
D'Avenia mi aveva convinta già con i suoi romanzi precedenti ma con questo si è superato!
Un libro adulto, dove l'evoluzione dello scrittore è tangibile e oggettivamente perfetta.
Mentre ci accompagna per mano nella sua Palermo, l'autore ci fa capire quanto non sia necessario muoversi per continenti per trovare la sofferenza vera, quella dettata dal non avere un'alternativa; a volte basta girare l'angolo e trovare un quartiere come Brancaccio, dove la legge dello Stato non conta ma dove vige, invece, la legge del più forte.
Di quello che sbrana per non essere sbranato.
Di chi, nonostante la situazione, non cede alla rassegnazione e di chi a volte cede per salvarsi la vita.
Facile dall'esterno dare un giudizio, ma solo oltrepassando il passaggio a livello che divide la Palermo bene dalla povertà di Brancaccio si può provare a capire quale sia il motivo per cui bambini ancora piccolissimi diventano schiavi di Cosa Nostra, quale sia il motivo che porta una ragazza madre a prostituirsi ed anche quale sia il motivo per cui un'altra ragazza cerca invece di essere diversa, nonostante tutto ciò che la circonda sembra volere il contrario.
Questo libro ci sbatte in faccia quello che nessuno vorrebbe neanche avvicinare per sbaglio. Questo libro ci catapulta senza preavviso dentro l'inferno, quello vero, non fatto di fiamme e forconi ma fatto di intimidazioni, pistole, vicoli bui dove guardarsi alle spalle è l'unica possibilità di sopravvivenza.
Questo libro ci fa riflettere, come pochi altri libri sanno fare.
Perchè - per quelli che si fanno chiamare Madre Natura, il Cacciatore, O' Turco - Brancaccio è come un alveare e Cosa Nostra è l'ape regina; gli abitanti del quartiere sono tutti api operaie che DEVONO dare il loro contributo a fare grande la regina pena la vita.
Pochi hanno il coraggio di provare a fare qualcosa di diverso; la maggior parte non ha possibilità di trasferirsi in un altro "alveare" quindi resta, sperando di rendersi invisibile per evitare ripercussioni.
Quei pochi che cercano di ribellarsi devono guardarsi le spalle o, peggio, sperare che non accada niente ai propri familiari.
E' in questo contesto che si ritrova Federico, figlio della Palermo bene ed amante delle parole.
Un ragazzo come tanti - ad esclusione di quelli di Brancaccio - che va a scuola, va al mare, fa vacanze studio all'estero, andrà all'università e cercherà il suo posto nella vita.
E con lui noi, nascosti nelle sue tasche, assistiamo al suo avvicinamento al quartiere, alla sua prima bicicletta rubata, al suo primo cazzotto ricevuto, alla sua prima e vera consapevolezza di non fare abbastanza.
E poi assistiamo al suo incontro con Lucia, con Totò, con Francesco, assistiamo al suo impegno per fare qualcosa di concreto insieme a Padre Pino Puglisi.
Quello che fa male di questo romanzo è che non ci permette di girarci dall'altra parte.
Ci racconta di cose che tutti conoscono - l'assassinio del giudice Borsellino il 19 luglio del 1992; l'impegno di Padre Puglisi ma anche la sua morte per mano di Cosa Nostra il 15 settembre del 1993, giorno del suo 56° compleanno, ed oggi Beato; il pagamento del pizzo per poter portare avanti un'attività - ma soprattutto ci racconta di quello che solo immaginiamo perchè lontano dalla nostra vita "normale" - una bambina rimasta senza padre, quel padre che aveva provato a ribellarsi non pagando il pizzo; un bambino che il padre non lo ha mai conosciuto; una ragazza con in grembo un figlio che non vuole perchè frutto di una violenza sessuale - e ci fa piangere, come bambini, davanti a tutta questa sofferenza.
Padre Pino Puglisi, pur davanti a tutta questa violenza, cerca di togliere i bambini dalla strada; insieme all'associazione Intercondominiale del quartiere - padri e madri che lottano una guerra che potrebbe  sembrare persa in partenza - cerca di trovare un futuro diverso per quelli che considera suoi figli.
Il rischio è alto e il prezzo da pagare lo è ancora di più ma questo non lo fa desistere anzi, è l'unica cosa che riesce a dargli la forza di andare avanti.
Non sa che a volte anche i bambini possono essere già così adulti da fare il doppio gioco, ma sa che ogni sua mossa è osservata e che il suo tempo non è illimitato.
Purtroppo quello che ci racconta D'Avenia non è finzione, ed il mio cuore è lacerato perchè ogni singolo avvenimento descritto in questo libro è all'ordine del giorno e può fare solo male.
E' cronaca di ieri un maxi bliz al quartiere Brancaccio e sarà sicuramente cronaca anche dei giorni, mesi, anni che verranno.
E allora, viene da dire, a cosa serve provare a cambiare le cose? Serve a dare delle possibiltà a qualcuno che probabilmente non ne avrebbe, e se anche uno solo di quei Totò, Francesco, Lucia, Maria, Dario potesse avare una vita diversa allora ne sarebbe valsa la pena!
Una grande opera ed una grande capacità di raccontarla, scritto in prima persona da un adolescente ma non con uno stile adolescenziale.

Un libro di cui ho sottilineato moltissimi passaggi perchè vanno dritti al cuore! Ne condivido con voi alcune parti, spero vi possano emozionare come hanno fatto con me.

"Io non vado mai in giro senza un libro e la mia stanza è una biblioteca senza criterio. Se devo spendere dei soldi, lo faccio per un libro nuovo, anche se non lo leggerò mai. C'è una gioia nel possesso dei volumi che io chiamo 'libridine', un eros solleticato dalla presenza del tomo e della sua facile raggiungibilità coniugata a una distanza, proprio perché non lo si è ancora letto."

"Ma ci sono pensieri che non pensiamo, sono loro che pensano noi, come le parole delle canzoni che tornano in mente senza averle evocate. Sono i pensieri che temo di più, navi che attaccano in porto senza preavviso, e chissà cosa portano e da dove."

"Così sono tutti i bambini di Brancaccio: vengono iniziati all'inferno organizzando duelli alla morte tra cani randagi, seviziando gatti da gettare in pasto a quegli stessi cani da guerra o da impiccare. Poi ci sono lo spaccio, i furti, le botte, la prostituzione... La luce si oscura e viene sostituita dalla rabbia di chi distrugge e non sa neanche il perché, di chi impara a dominare prima di amare, di chi non sa che amare aggiunge qualche cosa alla vita e invece odiare lo toglie, ma odiare è più facile e immediato. È una sorta di anestesia che non fa sentire la vita e la luce."

Vi lascio con la consapevolezza che un libro del genere andrebbe letto, riletto e raccontato.
Vi lascio consigliandolo a tutti voi anche se fa male.
Vi lascio sperando che possa venire letto nelle scuole.
Vi lascio con le lacrime agli occhi perchè è questo che mi provoca ricordarlo.

Voto

* * * * * 5/5

2 commenti:

  1. Condivido la tua attenta e intesa recensione,anche a me il libro ha scatenato un mondo di emozioni, ho pianto e ho dovuto rileggere l'ultimo capitolo.
    Un libro splendido da consigliare assolutamente.

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